Dal neolitico ai giorni nostri, un viaggio nella storia dell’umanità

La presenza dell’uomo nell’Arneo, documentata dai reperti neolitici ritrovati in diverse aree del territorio, risale all’età preistorica e a successivi insediamenti di civiltà pre-romane. Restano testimonianze visibili della presenza dei Messapi nel complesso archeologico di Serra Cicora a Nardò, con il ritrovamento di numerosi utensili, conservati ora nei musei di Taranto e di Lecce: vasi a figure rosse, skiphoi, trozzelle, strigili, iscrizioni, medaglioni lapidei, pesi da telaio e lucerne. Alcune tombe isolate sono state ritrovate sempre in territorio di Nardò, presso le masserie Sciminale, Ingegna e Olivastro, lungo la via vicinale per Leverano e nelle vicinanze di una delle porte della città detta Porta Castello. L’altro insediamento protostorico si trova a Scalo di Furno, in territorio di Porto Cesareo, composto da un villaggio a capanne. I reperti individuati e recuperati in prossimità della costa documentano un intenso traffico con le coste d’Africa e d’Oriente, anteriore e contemporaneo alla conquista romana. Recentemente è stata avviata l’attività di recupero, grazie ad un intervento cofinanziato dal GAL Terra d’Arneo e dal Comune di Porto Cesareo. Altri progetti sono tuttora in corso. In Arneo, è dimostrato che in epoca messapica erano attive importanti fabbriche di ceramiche d’uso comune. Torre Chianca sorge su un paleosuolo costituito da minuti frammenti di vetraglie di questo tipo e, sia a Scalo di Furno che sulla penisola della Strea, sono state localizzate fornaci per la cottura di questi manufatti.

Le scarse testimonianze successive sono dovute alla presenza dei Romani, che usavano questa terra come rifugio per schiavi e contadini amministrati attraverso i centri urbani sottratti ai Messapi. In età traiana l’Impero provvide, poi, ad un collegamento stradale più organico ed articolato tra Taranto (antico capoluogo della Magna Grecia), Brindisi e Lecce, strutturando la via Traiana Salentina. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, le conseguenti invasioni barbariche sconvolsero il microcosmo sociale ed economico dell’Arneo, sino a causare la prima ondata di impaludamento, sanata dall’opera di bonifi ca e di saggia colonizzazione intrapresa dai Monaci Basiliani, che rivoluzionarono il contesto culturale, sociale e rurale del Salento.

Ai Basiliani seguì un periodo di profonda crisi, dovuta alle continue invasioni saracene, normanne, angioine e aragonesi. Scacciate dai casali, le popolazioni che scamparono ai massacri e ai sequestri, emigrarono verso l’interno e si organizzarono in località fortificate per difendersi, dando origine a primitivi comuni amministrati dai feudatari. Ultima manifestazione del potere centrale di quest’epoca è la costruzione di fortilizi, sulle coste e all’interno, per ordine dell’imperatore Federico II. Torri e castelli prendono il posto di quasi tutte le specchie (antichi cumuli di pietra con funzione tombale e d’avvistamento) che, demolite, forniscono gran parte del materiale necessario per la costruzione di queste nuove architetture. Tutte le altre fortificazioni volute dal grande imperatore sono state largamente rimaneggiate nei secoli successivi, adattandosi alle esigenze di carattere difensivo. Sulle rovine delle grancie e dei casali bizantini si insediano le masserie, che accolgono i servizi essenziali ed il personale necessario per l’allevamento del bestiame, forniscono un sicuro riparo per ridurre al minimo danni e vittime in caso di incursioni e limitano gli effetti della malaria che riprende ad infuriare. L’Arneo, inoltre, si organizza per l’avvistamento e la resistenza contro i pirati saraceni, turchi e slavi, realizzando una fi tta maglia di torri costiere, l’una in vista delle altre e, nell’entroterra, masserie fortificate che comunicavano con le torri costiere. Di quest’epoca sono anche gli iazzi e le mandrie: i primi sono ovili recintati con pietre, al cui interno vi è una capanna, servita da un camino a legna e di un pozzo o una cisterna, dove i pastori possono eseguire la mungitura del bestiame e ristorarsi.

Le mandrie sono, invece, rifugi costituiti da una costruzione in pietra di grandi dimensioni, con una o più volte a stella, con al centro un grande camino e nicchie sui lati per ospitare una o due persone distese. Le mandrie vengono sostituite ben presto dalle caseddhre, dai “furnieddhri” o “pajare”, caratteristiche costruzioni rurali di pietra a secco (ricordano in qualche modo i trulli) la cui funzione era sia quella di offrire un riparo dalla pioggia e dal caldo intenso a coloro che erano intenti alle lavorazioni stagionali o alla sorveglianza del raccolto, sia di vedetta contro eventuali attacchi. Per la sua posizione geografi ca al centro del Mediterraneo, il Salento e la Terra d’Arneo hanno, loro malgrado partecipato e spesso subito, i grandi eventi storici e i cambiamenti che da questi ne sono derivati. Per citare un esempio, la vittoria di Lepanto rappresentò uno degli eventi che aprì un nuovo orizzonte di pace, di laboriosità e di benessere: in poco tempo i castelli si trasformarono in accoglienti dimore gentilizie, le grandi torri accolsero il volo di migliaia di colombi e le piazze dei paesi si adornarono di chiese e campanili. Rifiorirono i traffi ci e l’agricoltura ma, allo stesso tempo, nella sterminata pianura dell’Arneo, continuò a regnare la solitudine e la paura. Il lungo abbandono aveva reso acquitrinoso buona parte del territorio e favoriva continue ondate di malaria che mieteva vittime in tutti i paesi. Nel 1860, quando anche il Salento entrò a far parte del Regno d’Italia, la selvaggia e isolata Terra d’Arneo, complesso di latifondi tenuti in parte a olivo e pastorizia, divenne lo scenario della nascita di quel fenomeno, noto con il nome di brigantaggio, che si manifestò in tutta la sua violenza come naturale resistenza alla miseria e all’ingiustizia, generata dalle autorità corrotte e dai feudatari dell’epoca. I nuovi governanti, inoltre, non conoscendo l’effettiva situazione meridionale, imposero alla popolazione tasse elevatissime, la leva obbligatoria, costringendo molti uomini a darsi alla macchia. Fu istituita anche l’istruzione obbligatoria, ma senza il necessario supporto di insegnanti e scuole; obbligo che fu osteggiato poiché sottraeva alle comunità rurali forza lavoro costituita da bambini. Nel XX secolo i governi, presieduti dal liberale Giovanni Giolitti, per risolvere l’annosa questione, approvarono leggi speciali che prevedevano finanziamenti per lavori pubblici e che, tuttavia, non sortirono gli effetti desiderati, tanto che molti contadini emigrarono per reagire alla miseria delle campagne.

Nel secondo dopoguerra la Questione Meridionale tornò al centro della discussione del Paese e divenne motivo di accesi scontri politici e sociali. I partiti di sinistra guidarono le lotte contadine affinché fossero divise le terre incolte dei grandi proprietari terrieri e fosse finalmente realizzata la tanto attesa Riforma Agraria. La Legge Stralcio varata dal Governo, le lotte contadine di occupazione delle terre che la polizia contrastò anche sparando sui manifestanti, si rivelarono, dal punto di vista delle aspirazioni e delle richieste formulate dai contadini, una amarissima delusione. Il resto è storia dei nostri giorni. L’Arneo, che orgogliosamente si riappropria della sua identità culturale, prova a svilupparsi e crescere insieme a tutto il Salento, ma registra, purtroppo, il permanere di problemi e contraddizioni non ancora risolte. L’incremento della ricettività rurale degli ultimi dieci anni promosso dal GAL Terra d’Arneo con programmi di investimento mirati all’obiettivo di recuperare e riqualificare un territorio troppo spesso mortificato, rappresenta una opportunità di rinascita economica e sociale. La particolarità del paesaggio naturale, la qualità della vita, le bellezze naturali, l’ospitalità delle genti e i tanti buoni prodotti della tradizione, possono rappresentare il futuro di una terra, per certi versi, unica e affascinante.

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