Nardò è il comune con il territorio più grande della Provincia di Lecce, dopo il capoluogo. Conta circa 35.000 abitanti distribuiti anche nelle sei frazioni: Villaggio Boncore, Cenate, Santa Caterina, Santa Maria al Bagno, Sant’Isidoro, Villaggio Resta.

Cenni storici

La storia di Nardò viene da lontano e le sue origini sono ancora oggi oggetto di studio: alcuni studiosi affermano che la città di Nerìton fu fondata dai Micenei, altri che siano stati gli Egizi, altri ancora che fu fondata da Nereo, proveniente dall’isola greca di Leucade. Come ogni paese d’Italia che si rispetti, anche Nardò ha la sua buona leggenda che narra le origini della sua nascita raffigurata anche nello stemma cittadino: la città, secondo le narrazioni popolari, venne fondata lì dove un toro raschiò il terreno trovando dell’acqua. Nar in Illirico (trasformato poi in Nerìton in greco e Neretum in latino) vuol dire acqua e lo stemma cittadino è raffigurato da un «toro di rosso contornato d’oro, sulla pianura erbosa, con la zampa anteriore destra sollevata, su di uno zampillo d’acqua. Sotto lo scudo su lista bifida d’argento, la scritta in nero: “TAURO NON BOVI”». Di sicura datazione è la nascita del centro abitato che avviene circa nel X sec. a.C. ad opera dei Messapi, antichi abitanti del Salento, alleati ai Greci che aiutavano Siracusa e Taranto nella lotta contro i Romani. La fedeltà ai Greci e la conseguente ribellione di Nardò alla colonizzazione romana, costò cara ai Messapi, tanto da co- stringere Roma a distruggere l’antica Neretum, in seguito alla cosiddetta “Guerra Sociale”. Nel 26 a.C., dopo decenni di abbandono, la città venne riedificata da Ottaviano Augusto e successivamente venne inserita da Traiano nella rete viaria romana, lungo la Traiana Salentina che univa Taranto, Manduria, Nardò, Alezio, Ugento e Vereto. Dopo la caduta dell’Impero Romano, Neretum fu colonizzata dai Bizantini e in seguito, per un breve periodo, dai Longobardi.

Nella seconda metà dell’VIII sec. arrivarono a Nardò i Monaci Basiliani, che vi si stabilirono per oltre 200 anni, lasciando segni indelebili del loro passaggio. In quest’arco di tempo la città conobbe un momento di fervore culturale ed economico di notevole importanza. Grazie all’opera dei Basiliani veniva insegnato il Greco, vennero erette nuove chiese che servivano anche ad ospitare, secondo la tradizione, le numerose reliquie portate dai monaci (un Crocifisso Nero, le spoglie di San Clemente e quelle di San Gregorio Armeno), vennero rinsaldati i rapporti tra Oriente ed Occidente e venne fondata una scuola di grafia greca che migliorò lo stile di scrittura ellenico.

Nel 900 d.C. le scorrerie dei Turchi, che attanagliavano tutto il Salento, toccarono anche Nardò, che fu conquistata dagli Arabi, scacciati solamente dopo cento anni dai Normanni. Dopo l’anno Mille cominciò per Nardò un periodo lungo (quasi sette secoli) di continui “passamano” tra casati e principati dell’epoca: dai Normanni, agli Aragonesi, ai Francesi fino agli Altavilla. Nel 1700 l’elezione di un Vescovo neretino, Antonio Sanfelice, segnò una svolta per la città. Nei trent’anni di vescovado, l’illuminato mecenate diede una notevole spinta propulsiva allo sviluppo culturale ed artistico di Nardò: le chiese vennero recuperate e adornate con fregi e decorazioni in stile Barocco, le piazze furono riportate ad antichi splendori e l’amore per le arti rifiorì nelle scuole classiche di nuova creazione.

Nel XIX sec. le sorti della città furono legate a quelle generali del Regno delle Due Sicilie e a quelle del nascente Regno d’Italia. Inizialmente si vide il diffondersi di un sentimento avverso ai Borboni, con la nascita di alcune sezioni cittadine del- la Carboneria, per arrivare, alla fine del 1800, ad un generale risentimento nei confronti dei Savoia, dovuto alla profonda delusione per le innumerevoli leggi che sconvolsero il tessuto sociale meridionale (leva obbligatoria, sviluppo del latifondo, tassa sulla macina, ecc.).

Durante la II Guerra Mondiale, il Comune di Nardò si rese protagonista di una bellissima storia di altruismo e solidarietà: «Negli anni tra il 1943 e il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell’offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.» (Nota del Quirinale per l’assegnazione della Medaglia d’Oro al Merito Civile - Roma 25 gennaio 2005).

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